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Le "Storie di Mariposa" nascono (si può ormai quasi certamente affermare) per rispondere a un quesito capitale: di che si nutrono le farfalle? (formulazione basata sulla ragionevole aspettativa che la risposta alla domanda taciti anche le altre più vere e difficili, in fondo riassumibili in quest'altra: perché mai esistono?). La soluzione corretta non è patrimonio culturale ordinario, ma la percezione popolare le apparenta comunque ai fiori cui volano sempre attorno e cui, in certo modo, viene anche detto, sono in fondo assimilabili. Ma perché quelle sfrangiature sospese, perché quegli orli come lembi celesti, quell'affiorare gratuito di tinte? Secondo gli scienziati lungimiranti un equilibrio sottile di nettari, mimetismi salvifici, trombe spiraliformi e provvidenziali impollinazioni regola il battito celeste di questi tepori volanti, il trasalimento sperduto di queste ciglia incipriate. Necessità
di nutrimento e salvezza di specie sembrano saziare con la loro rotonda
evidenza biologica le più petulanti domande dei bambini. E tuttavia
sentiamo qualcosa di eccessivo, una prodigalità smisurata, una
sconsiderata profusione in questo spiegamento di guizzi, di voli e di
polveri colorate.
Storie
di Mariposa, uno spettacolo per tutte le età, ha commosso il
pubblico con la tenerezza e la precisione degli attori. Più di
300 persone seguivano gli attori, si arrampicavano sugli alberi, applaudivano,
ridevano.
Un
miracolo!
E così sorpresi per la (difficile) semplicità dei mezzi,
siamo a poco a poco poetizzati, ridiamo e ci emozioniamo con "Storie
di Mariposa". |
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