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Rapsodia drammatica sull'eroe di Ibsen
alla maniera dei cantastorie

 

Lo spettacolo si è formato attorno ad una ghirlanda di musiche e canti popolari della Norvegia (scelti, appunto, dalla norvegese Else Marie Laukvik) poi intrecciata col testo di Ibsen. La vita di Peer Gynt è raccontata (in italiano con qualche spruzzo di norvegese) attraverso la tecnica del cantastorie e quindi con passaggi, anche rapidi, fra personaggi diversi interpretati talora dallo stesso attore.

Il Peer Gynt è conosciuto in Norvegia come da noi Pinocchio o I promessi sposi e poiché naturalmente esso non risulta altrettanto familiare al pubblico italiano, riepiloghiamo brevemente le vicende salienti della nostra Saga.
L'inizio è quello famoso e rodomontesco di una funambolica caccia alla renna. La madre di Peer, Aase, lo rimprovera per le sue bugie e la sua neghittosità. Proprio per questo egli ha perso l'occasione di un ottimo matrimonio e giusto l'indomani la fanciulla, un tempo invaghita di lui, va sposa ad un altro. Peer corre difilato alla festa di nozze: rapisce seduce e abbandona la sposa.

Tutto il paese lo insegue per dargli una lezione ed egli fuggendo incontra tre mandriane con cui ha un altro fortunoso incontro erotico. È poi il momento della "donna vestita di verde" che egli ancora una volta seduce.
Si tratta in realtà della repellente figlia del re dei Troll alla cui corte egli viene invitato.
Peer fugge nuovamente: sappiamo che andrà in giro per il mondo, ma quando lo ritroviamo qui è ormai un vecchio.
È il redde rationem: il "Fonditore di bottoni" (una creazione originale di Ibsen) viene per rifonderlo nel suo crogiolo perché Peer non ha saputo "essere se stesso".

"Una messa in scena geniale ed ellittica [...] Pochi passi e un mondo deflagra scheggiandosi in frammenti di teatro che si conficcano nei cuori[...] un "teatro da camera" che concentra la forza [...] di una rappresentazione e di una drammaturgia
esemplari"

L'ECO DI BERGAMO 20 settembre 1996

"...ampiezza di azioni rapinose che ridanno il senso della natura appassionata dello stesso Peer Gynt. Le voci sono usate con lo stesso fascino precipitando da un alto crescendo a un ringhio minaccioso o a sussurro lieve e insinuante mentre la musica risuona da bordone"
THE STAGE 11 luglio 1997

 
 
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