
Il
principe dei gigli
Una rapsodia drammatica sulla figura
della donna occidentale contemporanea
Il
Principe dei gigli è una riflessione lirica sull'evoluzione
del rapporto uomo-donna: ricorda MARGARETH MEAD (in MASCHIO E FEMMINA,
1949): "Lo schema biologico più complesso della femmina
è divenuto il modello di artisti mistici e santi".
Il Principe dei gigli è uno spettacolo teatrale che nasce
come riflessione artistica sull'evoluzione della figura femminile nella
civiltà occidentale contemporanea. I movimenti culturali e le
mutazioni socio-politiche degli ultimi decenni in Occidente ci pongono
davanti a una donna che rivendica per se stessa caratteristiche e ruoli
assai diversi da quelli delle generazioni precedenti.
Il
lavoro si apre nel simbolo di una di quelle figure femminili, la Margherita
Gautier della Signora dalle camelie e si sviluppa attraversando
alcune suggestioni del femminismo contemporaneo (primo fra le altre
il riferimento al tragico mito della strega qui ripreso da celebri pagine
del Michelet). La differenza dei sessi è segnalata dal mito di
Tiresia e della sua doppia esperienza biologica e dalla contrapposizione
dei sessi elaborata dalla più recente cultura occidentale.
L'opera è strutturata come una rapsodia drammatica che si avvale
di registri differenti: l'elaborazione di testi, il canto, il movimento
liricamente organizzato mirano ad una densità complessiva di
presenza teatrale che si offre come una testimonianza della evoluzione
più recente del linguaggio scenico contemporaneo.
Lo
spettacolo può anche essere definito un inno d'ignoto amante
Alla sua donna leopardiana o anche (parafrasando quanto CAMILLE
PAGLIA afferma della Madre scrofa-Irlanda in rapporto a Joyce) "una
protesta contro una dipendenza spirituale intollerabile e un monumento
immortale al potere che lo tiene avvinto".