MONASTERO
DEL CARMINE


Il monastero del Carmine si trova nel cuore del centro storico di Bergamo, tra via Colleoni e via del Vagine, sul versante settentrionale di Città Alta.
Questo edificio, profondamente coinvolto nello sviluppo urbanistico della città, raccoglie e riordina in un organismo edilizio compiuto una serie di preesistenze architettoniche sviluppate sin dall’epoca romana.
L’arco temporale di edificazione del monastero, che inizia dalla seconda metà del 1300 con l’acquisizione da parte dei Carmelitani di terreni nella contrada Arena, vede il periodo di massima attività tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500 con la costruzione di gran parte del chiostro, del refettorio e dei locali per i monaci, si conclude di fatto nella seconda metà del 1600 con la realizzazione delle stalle, della sala capitolare e della nuova libreria.

L’architettura del monastero si articola attorno a un chiostro definito fra i più tipici e forse il più caratteristico per eleganza di forme architettoniche ed armonia di misure nei vani dei portici e nella linea delle arcate, eredità architettonica del primo cinquecento bergamasco. (1)

Il chiostro, realizzato per la maggior parte attorno al 1511 e completato “in stile” nel 1605, è caratterizzato al piano terra da un porticato con archi a tutto sesto, sostenuti da colonne impostate su di un basso muretto. Le colonne sono coronate da capitelli di tipo composito sormontate da pulvini e il primo piano è costituito da logge architravate.

La parte settentrionale del complesso è impostata attorno a una sequenza di arconi, forse parte del perimetro difensivo tardoromano della città, edificati tra I e II secolo d.C. e con buona probabilità parzialmente ricostruiti in epoca altomedievale. Tra gli arconi si colloca la fontana del Vagine.

Tra il 1505 e il 1507 gli arconi vengono “voltati” e dal 1511, sopra di essi, si procede alla costruzione del portico e dei locali attigui, decorati attorno al 1610 negli spazi probabilmente occupati dalla libreria del monastero fino al 1640.

Tra il 1605 e il 1620 addossate agli arconi e orientate verso via del Vagine vengono fabbricate le botteghe e le case, la “barberia”, la “foresteria” e finalmente in spatio di tempo tutta l’altezza con le camere et granaio di sopra. (2)

A sud, caratterizzato da un breve porticato che congiunge chiesa del Carmine, chiostro e settore orientale del convento, si trova il corpo di fabbrica che comprende alcuni tra i più antichi locali del complesso monastico. Nel 1485 al posto della vecchia cucina situata dopo il campanile, si ricava un andito con porta “verso le grotte” e, accanto a questo, una nuova sagrestia. Nel 1487 si lavorava per le camere priorali situate sopra la sagrestia.
Del 1613 è il passaggio coperto che conduce verso via Corsarola alla “porta del Campanello”. (3)

L’edificazione dell’ala orientale del complesso inizia nel 1487 con la fabbrica del refettorio.
Nel 1497 i padri ottengono di attaccarsi al muro della Casazza e nello “stretto interstizio” realizzano una scala per collegarsi al piano superiore. (4)
Probabilmente già esistenti in questo blocco, in qualche forma o in parte della sua estensione, furono realizzati nel 1514 il refettorio, la cantina, e le camere al piano superiore.
Le pareti del refettorio sono decorate ad affresco con tondi rappresentanti la Beata Vergine con Bambino e le figure più significative dell’ordine carmelitano.

L’ala occidentale assume la forma che ancora oggi vediamo nel corso del XVII secolo. Nel 1608 ha inizio la fabbrica delle stalle, sopra a queste nel 1626 viene ricavata una stanza grande a guisa d’arsenale (5) adoperata dal 1642 come luogo del capitolo con l’altare (6). Sopra ad essa il priore ricava alcune celle che venivano messe a disposizione dei preti secolari, almeno fino al 1640, anno in cui negli stessi locali, accomodati e abbelliti, viene trasferito il ricco patrimonio librario.

Con l’avvento del XVIII secolo si apre per il monastero un periodo di decadimento e, dopo la sua soppressione in epoca napoleonica, di abbandono.
Presto il chiostro e i locali che lo circondano sono attrezzati per ospitare degli appartamenti in affitto.
Nel XIX secolo il frazionamento tra diversi proprietari e le scarse opere di manutenzione fanno peggiorare sensibilmente la situazione dell’immobile tanto da rendere assai difficile il riconoscimento dei valori documentali ed estetici che lo connotano.

Una rivalutazione del complesso monastico, o quantomeno del suo chiostro, avviene nel 1951 ad opera di Luigi Angelini che descrive il Carmine come da molti anni in triste abbandono (…) in totale isolamento dalla conoscenza cittadina (7), un’opera edilizia il cui chiostro è tra i più tipici e forse il più caratteristico per eleganza di forme architettoniche ed armonia di misure nei vani dei portici e nella linea delle arcate. (8)

Col tempo la situazione dell’immobile va via via peggiorando. Solo in seguito a un crollo e alla dichiarazione di inagibilità del 1954 le autorità ecclesiastiche si risolvono alla cessione gratuita del fabbricato in favore dell’Amministrazione Comunale.

Dal 1956 prende avvio un ventennio di lavori di consolidamento statico che, pure ponendo rimedio a gravi dissesti statici, spesso con interventi d’urgenza, con la demolizione di volte e la ricostruzione di solai e coperture, porta alla perdita di alcuni caratteri architettonici originali.

Seppure negli anni siano stati sviluppati diversi progetti di riuso che vedevano il Carmine occupato dal “Nuovo Tribunale Provinciale di Bergamo” o dal “Museo di arte decorativa e storia cittadina” l’edificio rimane pressoché inutilizzato per diversi decenni fino a che, nel 1996, inizia ad ospitare il Teatro tascabile di Bergamo.

Dal 2010 al 2013 l’Amministrazione Comunale esegue interventi mirati al restauro e alla conservazione del bene: consolidamento statico, sistemazione dei tetti, messa in sicurezza e consolidamento dei fronti esterni.
Il complesso monastico si trova oggi in buone condizioni statiche ma continua a presentare problemi legati alla conservazione degli elementi di pregio, intonaci e decorazioni pittoriche, elementi lapidei.

Il progetto di recupero qui proposto vuole operare una progressiva rifunzionalizzazione dei luoghi strettamente connessa a opere di conservazione e di restauro degli elementi che li caratterizzano.
L’intenzione è tornare ad abitare l’edificio in un dialogo attivo con la sua storia, i suoi valori, il suo carattere e le sue energie.

Buona parte delle informazioni contenute in questo testo sono state ricavate dalla Relazione Storica dello Studio di fattibilità per il restauro ed il recupero funzionale del monastero del Carmine in Bergamo, redatta dall’Arch. Paolo Mazzariol per il Settore Edilizia Comunale, Servizio Edifici e Monumenti del Comune di Bergamo.

(1) Luigi Angelini, “Il chiostro del Carmine”, La Rivista di Bergamo, marzo 1964;
(2) (3) (4) (5) (6) Storia del Convento, Manoscritto compilato dal padre G. B. Guarguanti;
(7) Luigi Angelini, “il chiostro del Carmine”, L’Eco di Bergamo, 24 giugno 1951;
(8) Luigi Angelini, “Il chiostro del Carmine”, La Rivista di Bergamo, marzo 1964.

Progetto promosso da
TTB Teatro tascabile di Bergamo
Accademia delle Forme Sceniche
Comune di Bergamo
Con il patrocinio di
Università degli Studi di Bergamo