Il Teatro tascabile di Bergamo
Il TTB è un teatro dal nome doppio: Teatro tascabile di Bergamo – Accademia delle forme sceniche. I due nomi rispecchiano i suoi due volti: gli spettacoli da una parte, tanto all’aperto che al chiuso, e, dall’altra, la ricerca sull’attore e sulle sue molte tecniche.
Il TTB è un teatro d’arte che ha indagato tradizioni sceniche tanto orientali che occidentali, da quella europea dei Padri Fondatori della regia, all’arte dei clown, da forme diverse di teatri-danza asiatici a tecniche specialistiche per il teatro di strada, dal flamenco al canto popolare. E’ un teatro internazionale, ha una scuola, e ha una storia di più di quarant’anni. Le sue origini affondano in quelle di un piccolo teatro amatoriale bergamasco della fine degli anni Cinquanta. Nel 1972, sotto la guida di Renzo Vescovi, il TTB è stato rifondato come teatro professionale e come centro di sperimentazione teatrale, sulla via aperta dal Teatr-Laboratorium di Jerzy Grotowski e dall’Odin Teatret di Eugenio Barba. Alla fine degli anni Settanta, il TTB inizia, parallelamente alla creazione di spettacoli al chiuso, anche un lavoro di indagine sui teatri-danza classici asiatici e sul teatro di strada. Nel corso degli anni Ottanta, si apre anche la ricerca sul flamenco e sull’arte del clown. Negli anni Novanta, si aggiunge il percorso di lavoro sul canto popolare. A partire dal 2008, si apre la “via Bonomini”, il teatro degli scheletri, lirico e grottesco, legato all’immaginario dei “macabri” bergamaschi.
Nel 2005, muore Renzo Vescovi. Dopo la sua morte, il TTB inizia un cammino verso forme di regia collettiva.
Indice:
1) La nascita
2) India
——a) La via dell’India
——b) Maestri e tecniche
————–I – John Kalamandalam – Kathakali
————–II – Aloka Panikar – Orissi
————–III – Usha Raghavan – Bharatanayam
—–-c) Direzione Gandhi
3) La sala e la strada
————–1973 – L’amor comenza
————–1977: Albatri
————–1979. Sonja
————–1981: Alla luna. Piccola parata notturna
————–1982: Si fa per ridere
————–1983: Storie di Mariposa
————–1988: Frecce di miele
————–1990: Tamburi nella notte.
————–1990: Devadasi
————–1992: Esperimenti con la verità
————–1993: Storie del giardino dei peri
————–1994: Valse
————–1996: La sagra di Peer Gynt
————–1997: Il principe dei gigli
————–2002: E d’ammuri t’arricuordi
————–2004: Corteo manzoniano
4) Le forme sceniche
————–Spettacoli di clown
————–Spettacoli di teatro-danza indiano
————–Spettacoli di Flamenco
————–Spettacoli di strada
————–Opera di Pechino
————–La via Bonomini
5) Regia collettiva
————–- La madre dei gatti
————–- Amor mai non s’addorme. Storie di Montecchi e Capuleti
6) Attori, spettacoli e festival
1) La nascita
Il TTB è stato fondato nel 1972 da Renzo Vescovi (1941-2005) come trasformazione di un pre-esistente gruppo di teatro amatoriale nato alla fine degli anni Cinquanta, ispirato ai piccoli teatri francesi “de poche”, “tascabili”. Un teatro colto, di dilettanti, propenso alla sperimentazione, che metteva in scena testi di avanguardia.
BRUNO COLLAVO: Ci siamo conosciuti a Milano nel ’59. Ero arrivato a Milano da pochi mesi, via dal mio paesello dove in realtà facevo il mungitore di vacche, nella casa di mio padre e girando un po’ per la città cercando alloggio e cercando interessi, mi ero condotto in piazza Leonardo da Vinci, dove c’era un circolo di studenti universitari. Lì abbiamo cominciato a parlare di teatro, e a farlo. Facevamo molti spettacoli, anche 4-5 all’anno. Lavoravamo la sera. Io venivo da Milano, in macchina, insieme a qualche compagno, e tornavamo alle quattro di mattina.
Era una vita molto dura, e molto appassionata. Ed eravamo molto giovani. A partire dal ’63, avemmo anche un teatrino, per quanto piccolo. Ormai il TTB era diventato qualcosa di diverso da un teatrino “Tascabile” di dilettanti bergamaschi, era un vero teatro di lavoro e di ricerca. Avemmo molte discussioni sul nome, perché ormai di “tascabile” non avevamo più niente. Ma il nome rimase come forma di rispetto per chi aveva fondato il teatro, e ci aveva permesso di continuarlo.
Fu a questo punto, all’inizio degli anni Settanta, che Renzo Vescovi, che collaborava da parecchi anni sia come regista che come attore, decise di lasciare le sue altre attività e di dedicarsi completamente al teatro (Da un’intervista di Tiziana Barbiero a Bruno Collavo, attore e scenografo del primo TTB, e consulente per i costumi e le scene dell’attuale TTB).
Renzo Vescovi, nato a Milano nel 1941, era stato insegnante di lettere nelle scuole medie superiori, lettore di italiano all’Università di Clermont-Ferrand, assistente alla cattedra di Letteratura italiana di Mario Fubini, alla Statale di Milano. Aveva cominciato a collaborare con il TTB fin quasi dai suoi inizi, e ne era diventato, col tempo, il regista. All’inizio degli anni Settanta, si fa strada l’esigenza di affiancare al lavoro per gli spettacoli anche una scuola, in primo luogo per addestrare nuovi attori. Con questi nuovi attori nasce, nel 1972, il “nuovo” TTB, un teatro professionista, e interessato più a una ricerca sulle potenzialità del corpo che a una sperimentazione sui testi.
Nel 1973 va in scena il primo spettacolo, L’amor comenza.
In quegli anni, in Europa, il Teatr-Laboratorium di Jerzy Grotowski e l’Odin Teatret di Eugenio Barba cominciano a mostrare al mondo nuovi modi di pensare al teatro, di fare spettacolo, e di formare l’attore. Renzo Vescovi e il suo TTB si riconoscono fin dagli inizi in questo volto profondamente diverso del teatro. Nascono una affinità e una fratellanza che durano ancora.
Gli attori del Tascabile indagano le tecniche teatrali più diverse. Lavorano sull’allenamento fisico e vocale dell’attore, su tecniche particolari, come i trampoli. Fanno spettacoli al chiuso e spettacoli di strada. Sanno suonare, danzare, cantare. Lavorano sulle tecniche del clown e sull’acrobatica.
In un’intervista di qualche anno fa, possiamo leggere la testimonianza del suo fondatore, Renzo Vescovi, che racconta i suoi inizi nel teatro, e il modo in cui si è formata l’idea dell’attore-giullare, e, più tardi, del corpo-orchestra: modi di fare e pensare il teatro che possono svilupparsi solo nella continuità del teatro di gruppo:
Quando ho incominciato a fare teatro ero uno studente universitario. Facevo l’attore. Allora il teatro era una sorta di derivazione dalla letteratura. Io mi interessavo di letteratura, e dei possibili approcci critici ad essa – e quindi di teatro, che era uno di questi approcci. Che poi ci fossero anche gli attori era cosa tutto sommato secondaria. La prima cosa che ho fatto è stata L’eccezione e la regola di Brecht, sia come attore che come regista. Poi ho collaborato al lavoro di altri amici, facendo l’attore, o come aiuto regista. Tieni presente che io sono di origine proletaria, quindi in casa mia non c’era un gran retroterra culturale, e certamente non attivo e consapevole. Anche dal punto di vista sociale il teatro apparteneva a un’altra categoria rispetto alla mia. Mi era lecito andare a cinema, ma il teatro era una cosa che apparteneva a un’altra classe sociale, superiore alla mia. […] Andavo a teatro tutte le sere, e già allora, un po’ moralistico com’ero, mi indignava il fatto che in realtà, tra tutti quelli che ci si recavano, a nessuno importava particolarmente del teatro in quanto tale. C’erano queste belle signore scollate, piene di gioielli; i loro accompagnatori molto eleganti, al bar parlavano di tutto tranne che della cosa che teoricamente erano lì a vedere. Mi prese un certo sconcerto nel vedere che quello che per me era così importante, in realtà interessava a pochissimi; perché si andava a teatro per compiere un’azione sociale come altre.
2) India
Il confronto con l’India è stato determinante per il TTB dal punto di vista dello sviluppo tecnico. Attraverso le danze indiano hanno messo a punto quello che Vescovi ha chiamato il “corpo-orchestra”: un corpo che non è solo espressivo in tutte le sue parti, ma le cui singole parti sono capaci di muoversi con l’autonomia e la competenza di uno strumento in un’orchestra. Ma l’incontro con l’India è stato determinante anche dal punto di vista della creazione di un orizzonte mentale diverso, fatto di ricordi comuni, di termini tecnici, di competenze, di affetti, di convinzioni e di valori; dal punto di vista dell’esplorazione di un nuovo ramo del sapere teatrale.
[SCARICA: RENZO VESCOVI, Perché l’India]
a) La via dell’India
BEPPE CHIERICHETTI – Sicuramente indossavo una maglietta arancione con un canguro al petto e dei pantaloni blu: era estate e mi trovavo sul lungomare di Pescara. L’anno doveva essere il 1966, quello della mia maturità (scolastica). Il teatro era quello all’aperto delle manifestazioni estive dell’Associazione degli Amici della Musica e del Teatro di Pescara: il Gabriele D’Annunzio. Lo spettacolo che presentavano era di teatro-danza Kathakali, che chissà a cosa mi corrispondeva a quel tempo! Sicuramente all’imprinting delle mie amatissime letture di Salgari.
Vivevo a Chieti e di librerie giusto c’erano solo quelle che vendevano libri scolastici; così mi facevo spedire dallacasa editrice Salani quei libretti (che copertine!) via posta e in contrassegno; il loro arrivo, severamente regolato dai miei risultati a scuola, era qualcosa di indescrivibile per la gioia. L’India, quindi, era familiare, anche se solo attraverso Salgari. Andai al D’Annunzio forse per vedere in carne e ossa la Tigre e Yanez e la Perla (la versione televisiva di qualche anno fa l’ho sentita come un’offesa personale!).
Nel 1977 ci fu l’Atelier di Bergamo. Già da qualche anno facevo teatro: ero entrato come allievo al TTB nel 1972. L’Atelier si era svolto dal 28 agosto al 6 settembre 1977. Già dal novembre organizzammo i primi seminari di Kathakali. All’inizio dell’anno dopo, Ferruccio Marotti organizzò la presenza di Aloka Panikar, danzatrice Orissi, a Bergamo. Fu una vera e propria fascinazione, in particolare per Renzo. Per lui l’aspetto tandava – forte, maschile – del Kathakali credo abbia funzionato soprattutto per una serie di rimandi “culturali”. Aloka, invece, fu eros allo stato puro e dunque la quintessenza del lasya, l’aspetto femminile.
Proprio nell’estate di quell’anno qualcosa cominciò a non funzionare più nel TTB: Susanna [Vicenzetto], Franco [Pasi], Enrico [Masseroli] e Ludovico [Muratori] avevano annunciato le loro dimissioni. Come sempre le dimissioni ebbero un andamento ondivago, ma, dopo l’ultimo spettacolo a Pontedera, il gruppo si separò. In teatro eravamo rimasti in tre: io, Luigia [Calcaterra] e Tiziana [Barbiero]. Renzo, intanto, continuava a parlare dell’India e dei Miti di quel teatro: attori capaci di ridere con un occhio e piangere con l’altro. Decise di mandarci in India. E cosa potevo fare io se non Kathakali? Era l’unica danza maschile che fino ad allora avevo visto al TTB.
Mi sono sempre chiesto: ne ero veramente affascinato? C’era amore per quello che avevo visto fare fino ad allora? Per Aloka Panikar sicuramente sì: quando guardava con quegli sguardi simmetrici così tipici della danza indiana, a 45 gradi rispetto al pubblico, sembrava che volesse invitare proprio me. Era quella la danza delle baiadere, dei sette veli? Che ne sapevo allora io di tecnica?
Ma quel gran sferragliare di campanelli e gong che era la musica del Kathakali, quegli strani trucchi che facevano scomparire le caratteristiche individuali dell’attore, quelle grandi gonne che ne nascondevano il corpo e facevano sparire la tecnica a tal punto che un pessimo danzatore poteva essere scambiato per un vero attore… Era quella la danza che avrei voluto imparare in India?
Si trattava di investire del denaro in qualcosa in cui credeva solo Renzo. Decidemmo di partire (Beppe Chierichetti, attore del TTB dal 1972)Il TTB incontra per la prima volta l’India nel 1977, attraverso Krishnan Nambudiri, danzatore Kathakali. Eugenio Barba lo aveva invitato all’Atelier del teatro di gruppo, che si era tenuto a Bergamo alla fine dell’agosto 1977, perché il sapere asiatico era uno dei principali punti di riferimento del nuovo teatro europeo nato negli anni Sessanta. Per il TTB, l’incontro con l’India è una svolta: sotto la spinta di Renzo Vescovi decide, senza abbandonare le diverse competenze di teatro occidentale che ha nel frattempo sviluppato, di dedicarsi anche allo studio della tecnica di alcuni generi fondamentali di danza indiana: in particolare le danze femminili Orissi e Bharatanatyam, e la danza, solo maschile, Kathakali.
All’interno del mondo a cui il TTB appartiene, il mondo del teatro di gruppo che si è sviluppato in Italia negli anni Settanta, la scelta del Tascabile è molto discussa: benché il sapere artistico dei diversi generi di teatro-danza asiatici fosse un riferimenti teorico molto importante per il nuovo teatro di Grotowski e di Barba, così come lo era stato per il teatro dei grandi registi di inizio Novecento, la decisione del TTB di dedicarsi a queste danze in maniera continuata e professionale appare paradossale o impossibile. Non si era mai visto un teatro occidentale che scegliesse una doppia specializzazione, orientale e occidentale al tempo stesso. Si tratta di tecniche di danza che devono essere apprese in giovanissima età, e che implicano un bagno completo in una cultura lontana. Non è una scelta sensata. Non si capisce dove possa approdare.
Non fu una scelta semplice neppure se vista dall’interno del Tascabile: furono pionieri, in un campo difficile. In India, i maestri non erano abituati a insegnare a persone adulte, che venivano da loro solo per periodi limitati di tempo. Talvolta era molto difficile persino trovare i maestri giusti. Fu molto difficile anche abituarsi alla diversità dell’India. Solo lentamente maestri, amici, artisti indiani diventano vicini al Tascabile, compagni di strada. Talvolta persino famiglia.
Con il tempo, il TTB ha vinto la sua battaglia. E’ diventato un teatro riconosciuto come esperto di danza indiana, in India come in Occidente.
L’utilità della danza indiana, non solo come specializzazione autonoma, ma come modo di pensare l’arte dell’attore – il “corpo-orchestra” di cui ha spesso parlato Vescovi – e come esercizio di montaggio e di training, viene accettata.
Vescovi è considerato, in India e in Europa, un vero esperto di danza indiana, ed è rispettato come coreografo, come conoscitore e come studioso. Le tradizioni dei teatri-danza classici indiani diventeranno col tempo una delle principali specialità del TTB.
Ma la via dell’India non fu facile.
LUIGIA CALCATERRA – Nel 1974: durante le prove del primo spettacolo del TTB, L’amor comenza, Renzo mi chiede di usare gli occhi come gli attori del Baris balinese e parla dell’analoga tecnica del Kathakali; è la prima volta in assoluto che sento parlare di questo particolare stile di teatro indiano. Vengo a sapere, in quella sede, della capacità degli attori-danzatori Kathakali di usare e controllare ogni singolo muscolo facciale; rimango affascinata dalle descrizioni di Renzo, ma dovranno passare altri quattro anni per capire veramente cosa il regista volesse da me in quella particolare scena dello spettacolo.
1977: Bergamo, 28 agosto-6 settembre, “Atelier Internazionale del Teatro di Gruppo”. Tra le decine di gruppi invitati da Eugenio Barba e provenienti da tutto il mondo c’è Krishnan Nambudiri che presenta il suo spettacolo di Kathakali. Le espressioni del suo viso sono strane, inusuali e forti ma sicuramente meno affascinanti di come ce le aveva descritte Renzo. Nel complesso, lo spettacolo mi annoia. Nonostante lo scetticismo degli attori, dopo due mesi Renzo invita Krishnan Nambudiri a Bergamo per un workshop con noi. Durante il seminario, il groviglio incomprensibile di movimenti, sguardi e gesti continua a confondermi la testa, ma il lavoro pratico comincia a darmi gratificazioni inaspettate; mi piace giocare con quei movimenti innaturali e misurarmi con la precisione che richiedono.
Primavera 1978: Aloka Panikar, danzatrice indiana specializzata in una danza chiamata Orissi, è in tournée a Bergamo su segnalazione di Ferruccio Marotti. A casa, dopo lo spettacolo, ricordo d’aver passato alcune ore a cercare di riprodurre movimenti e gesti visti poco prima. Oggi posso dire che l’incontro con la danza Orissi è stato una specie di colpo di fulmine. Il seminario che seguì, però, fu per me un fallimento; mi sentivo goffa e inadatta e gli sguardi di Aloka durante il lavoro me lo confermavano.
Autunno 1978: in seguito a una crisi del gruppo, Renzo propone di chiudere il teatro per tre mesi e di mandare gli attori in India e a Bali per studiare il teatro-danza orientale. Sono gli anni del fenomeno che va sotto il nome di “Terzo Teatro” e del lavoro che lo contraddistingue: il training. Andare in India significava anche sperimentare direttamente una forma di training che i libri e Renzo ci dicevano essere il più completo per la formazione di un attore. Il 10 novembre 1978 io, Tiziana Barbiero e Beppe Chierichetti partiamo per New Delhi. Beppe prosegue per il Kerala mentre io resto con Tiziana in un mondo che sapevo pieno di orrori che la mia fantasia non riusciva a immaginare. Quella che doveva essere una piccola ricognizione sul teatro indiano della durata di tre mesi si rivelò, senza che lo sapessimo, l’inizio di un lungo lavoro, di un lungo studio, e di un’avventura tuttora in corso (LUIGIA CALCATERRA, attrice del Teatro Tascabile dal 1972).
[SCARICA: LA VIA DELL’INDIA- scritti sull’India del Teatro Tascabile]
[SCARICA: Renzo Vescovi, L’attore lirico]
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b) Maestri e tecniche
————I - John Kalamandalam – Kathakali
————II – Aloka Panikar – Orissi
——–—-III – Usha Raghavan - Bharatanayam
I) John Kalamandalam – Kathakali
Il Kathakali è una danza del sud dell’India. E’ anche il teatro-danza indiano per antonomasia. Originario del Kerala, regione sud-occidentale dell’India, il suo repertorio si rifà all’epopea classica induista del Ramayana e del Mahabharata. datto da Renzo per tourne John con Buttarelli marzo 1991Nella sua forma attuale, viene fatto risalire alla seconda metà del XVII secolo quando il Rajah di Kottarakkara compose gran parte del repertorio rifacendosi all’epopea classica induista del Ramayana e del Mahabharata. La celebrità del Kathakali, che è stato un punto di riferimento veramente importante anche per la pratica scenica occidentale più innovativa, viene soprattutto dal rigore della tecnica e dalla leggendaria preparazione dei suoi attori.
Kalamandalam K. M. John è uno dei maestri del Kerala Kalamandalam di Cheruthuruthy, la scuola indiana più importante di questo stile classico.
Allievo dei celebri guru C. Padamanabhan Nair e Vijaya Kumar, Kalamandalam K.M. John ha presentato i propri spettacoli in India e all’estero nel corso di numerose tournées sin dal 1981. In collaborazione con il Teatro Tascabile di Bergamo, ha condotto le tournées europee della Kerala Kathakali Troupe (1991) e della Kerala Kathakali Sangam (1992) e, recentemente, della Kalatharamgini Troupe, raccogliendo intorno a sé i migliori maestri di questa danza.
II – Aloka Panikar – Orissi
L’Orissi è una delle più antiche forme di danza classica indiana, originaria dello stato dell’Orissa, nell’India nord-orientale. Nella tradizione era una pratica cultuale riservata esclusivamente ad alcune sacerdotesse, le maharis, ma alla fine degli anni Cinquanta è stata riscoperta, ricostruita e in un certo senso reinventata da quattro fra i più reputati guru di Orissa (guru Kelucharan Mohapatra, il guru di Sanjukta Panigrahi, guru Mayadhar Raut, il guru di Aloka Panikar). Sulla base dei trattati classici e della tradizione iconografica, e con l’aiuto delle più esperte maharis, i quattro guru hanno fissato il ricchissimo vocabolario della tradizione. Come tutte le danze classiche indiane anche Orissi, pur conservando l’impronta religiosa, è ora diventata un fatto essenzialmente artistico.
Aloka Panikar proviene da una rinomata famiglia bengalese di artisti di cinema e di teatro. Educata alla danza dal grande maestro di Kathakali Guru Gopinath, ben presto scoprì che il suo aspetto delicato e la sua personalità seducente si prestavano ammirabilmente alla danza Orissi. Fu dunque accolta come allieva prediletta dall’eminente Guru Maya Dhar Raut noto quale uno dei quattro ri-fondatori della danza Orissi. Aloka Panikar, nota in tutto il mondo per la perfezione del suo stile e l’intensità delle sue interpretazioni, è considerata tra le più efficaci interpreti in assoluto di danza classica Orissi. Attualmente lavora a Delhi, dove ha aperto una scuola di danza (Art Keindra).
III – Usha Raghavan - Bharatanayam
La danza Bharata Natyam è forse la più nota fra le danze classiche indiane femminili del Sud dell’India. Il nome stesso (Natyam = teatro, Bharata = India) sembra suggerire che si tratta del teatro-danza classico indiano per antonomasia.
Usha Raghavan – Discepola del celebre guru Sri Adyar Laksmann, Smt. Usha Raghavan è una delle migliori rappresentanti della tradizione classica del Bharata Natyam di Madras (Chennai).
Usha ha compiuto numerose tournées all’estero, in Asia e in Europa dove è stata invitata dall’Unesco.La critica internazionale ne ha posto in rilievo le doti con unanimi apprezzamenti.Valga per tutti l’esempio della recensione che i giornali parigini hanno dedicato a questa “squisita esponente” del Bharata Natyam : “Il suo stile è così puro e chiaro che solo un piccolo sforzo è necessario per comprendere il significato di quest’arte… E’ una delle migliori e più belle danzatrici indiane mai viste in Francia”.
USHA RAGHAVAN: It was 1980. I was teaching Bharanatayam in Centre Mandapa in Paris. As I was starting the session, Milena (Director of the institute) came to me and asked if I would permit a gentleman, Renzo Vescovi, to watch my class. I was fine with that. In came an Italian guy who sat in a corner throughout the entire class, simply observing. At the end of that session he wanted to talk to me. He asked,’ Would you be interested in coming to Bergamo to teach Bharatanatyam?’ He seemed serious. Spontaneously I said, ‘Yes, of course.’ Then I asked, ‘ Where is Bergamo?’ He seemed surprised that even before knowing the details I was willing to go to Bergamo or wherever he said! However, I gave him my home address and telephone number in Madras and asked him to get in touch with me by mail or telephone. (Those days, there was no internet facility and even having a telephone was considered a status symbol in a city like Madras!).
SCARICA L’INTERO TESTO DI USHA RAGHAVAN
c) Direzione Gandhi
Il Tascabile si è dedicato per molti anni allo studio delle danze indiane, delle tecniche, della cultura indiana. Ha portato danze e danzatori indiani in Europa.
La familiarità con il paese, le sue danze, la sua cultura è stata un’esperienza importante per la fisionomia del gruppo. Ha dato al Tascabile una lingua di lavoro comune, fatta di ricordi e di tecniche non solo europei. E il confronto tra la loro eredità teatrale e quel che hanno incontrato in India è stato senz’altro un momento di grande crescita teorica e pratica.
L’India ha anche donato al Tascabile l’esperienza di un lunghissimo lavoro per uno spettacolo su Gandhi, mai realmente completato, ma molto importante per il TTB. Il primo embrione dell’idea di fare uno spettacolo sul Mahatma è del 1982. Una prima versione dello spettacolo nasce nel 1988. Una seconda versione si conclude nel 1992. Neppure questa è considerata davvero definitiva. In un certo senso è uno spettacolo per il quale arrivare alla fine non è mai stato importante quanto il viaggio, un viaggio che significava, per il TTB, riflettere a fondo sul proprio rapporto con l’India: amata come una madrepatria, che però non è la tua, e non puoi né vuoi far tua.
Il titolo finale dello spettacolo sarà: Esperimenti con la verità.
Esperimenti con la verità – Scenario
I scena
Gli attori accolgono il pubblico al canto di una musica indiana. Le parole che compongono questo canto sono pure sillabe che stanno a rappresentare le note della scala musicale scelta. Al termine del primo canto un’attrice intona l’inno nazionale indiano seguito da Vande Mātaram. È il canto dei nazionalisti indiani scritto nel 1835 da Bankimchandra Chatterjee. Il testo (in sanscrito) viene cantato dagli attori e ogni frase viene tradotta dalle attrici. E’ il seguente:
Vande mātaram Ti saluto oh madre
Sujalam ricca d’acque
Supalam ricolma di frutti
Malayalam sheetalam la fresca brezza dell’Himalaya
Sha shya shymalam di abbondanti raccolti
Mātaram ti fa madre
Vande mātaram Ti saluto oh madre
Shubra con il luminoso
Jyotsna chiaro di luna
Pulakita yamini le tue notti felici
Pulakusumita rigogliose di fiori
Druma dala le tue distese di alberi
Shobini la bellezza
Suhasini del tuo riso
Sumadura bhashini la dolcezza del tuo dire
Sukhadam dispensatrice di felicità
Yaradam colmaci dei tuoi doni
Mātaram vande mātaram ti saluto oh madre
Mātaram ti saluto – madre india
[SCARICA IL TESTO DELLO SCENARIO]
Da un articolo di Renzo Vescovi per un volume a più voci sul Mahatma Gandhi:
Accostarsi a «quel paradosso vivente che è Gandhi», secondo la definizione di Nerhu, come si fa normalmente per politici o pensatori ― la cui pertinenza risiede appunto nelle strategie d’intervento o nella strutturazione filosofica di materiali concettuali ― significa rassegnarsi a non cogliere la sostanza della sua personalità. L’elemento biografico, che possiamo di regola espungere come secondario o ininfluente dalla valutazione di moltissime realtà culturali, si trova in Gandhi così fittamente intrecciato alle sue elaborazioni concettuali che questo esercizio di «sciangai» metodologico risulta del tutto impraticabile. Il Mahatma stesso ce ne ha d’altronde avvertiti più volte: come uno slogan o un logos è ora infatti diffusa la sua risposta alla richiesta di un messaggio speciale ai negri d’America: «La mia vita è il mio messaggio ― Se così non è, allora niente di ciò che scriverò adesso raggiungerà lo scopo».
3) La sala e la strada
————–1973 – L’amor comenza
————–1977: Albatri
————–1981: Alla luna. Piccola parata notturna
————–1982: Si fa per ridere
————–1983: Storie di Mariposa
————–1988: Frecce di miele
————–1990: Tamburi nella notte
————–1990: Devadasi
————–1992: Esperimenti con la verità
————–1993: Storie del giardino dei peri
————–1994: Valse
————–1996: La sagra di Peer Gynt
————–1997: Il principe dei gigli
————–2002: E d’ammuri t’arricuordi
————–2004: Corteo manzoniano
4) Le forme sceniche
Il TTB è stato definito un “teatro-festival”: un teatro che, da solo, con una decina d’attori, è in grado di riempire una settimana di spettacoli diversi, al chiuso e all’aperto, facendo viaggiare lo spettatore dal teatro di poesia al clown acrobatico, dalle tradizioni occidentali a quelle orientali, dall’arte della parola al canto.
Da qualche tempo, alle diverse competenze del Tascabile si è aggiunta la “via Bonomini”, il teatro lirico e grottesco degli scheletri, legata alla tradizione bergamasca dei “macabri”, il cui massimo esponente è il pittore ottocentesco Paolo Vincenzo Bonomini.
————–Spettacoli di clown
————–Spettacoli di teatro-danza indiano
————–Spettacoli di Flamenco
————–Spettacoli di strada
————–Opera di Pechino
————–La via Bonomini
5) Regia collettiva
————- La madre dei gatti
————- Amor mai non s’addorme. Storie di Montecchi e Capuleti
Dall’aprile 2005, e dalla morte improvvisa di Renzo Vescovi, il TTB ha continuato e rinnovato la sua attività. La presenza del loro leader e maestro resta viva, e si prolunga nella esperienza difficile e innovativa della regia collettiva, da cui sono nati finora due spettacoli, La madre dei gatti; Amor mai non s’addorme. Storie di Montecchi e Capuleti
I – 2008 – La madre dei gatti: spettacolo al chiuso. Un trittico sugli umiliati e sugli eccessi, che va dalla farsa alla tragedia.
IVAN DELLA MEA – Faccio memoria, con la fatica di una senilità incipiente, di uno spettacolo visto in un pomeriggio bergamasco, in un teatro presumibilmente bergamasco dove, portato dall’affetto, ho assistito a uno spettacolo di cui ho una serie di ricordi.
Primo ricordo: sono uscito dal TTB contento di esserci entrato e di averci trascorso un tempo bello e con qualcosa che mi ha molto intrigato e che va oltre tutte le categorie canoniche riguardanti il teatro normalmente detto: la recitazione, le luci, a scena ecc.
Secondo: il senso dell’opera in sé, per la memoria che ancora mi resta e che dall’8 di giugno, quando l’ho visto, fino ad ora che è febbraio, sta ancora pervicacemente aggrappata alle circonvoluzioni della pia e della dura madre del mio cervello. Io ancora mi chiedo quanto grande e ricca di fantasia, e addirittura onirica possa essere la magia di chi, in un lasso di tempo, giusto quello dello spettacolo, mi ha dato la possibilità di vivere in modo compiuto, cioè con il sentimento e la ragione, la magia di una sedia (che per affettuosa ricordanza infantile chiamerei “scagna”): eletta tout court a protagonista teatrale e in quanto tale recitante e comunicante.
Da quel pomeriggio ineluttabilmente riguardo a tutte le sedie con nuovo rispetto [dal programma dello spettacolo]
II – 2009 – Amor mai non s’addorme: spettacolo all’aperto a partire dalla storia di Giulietta e Romeo.
Storie di Montecchi e Capuleti
Personaggi:
Bambina (Clara Rigoletti)
Carabiniere (Alberto Gorla)
Conte Paride (Francesco Carrà)
Donna Capuleti (Caterina Scotti)
Frate Lorenzo (Luigia Calcaterra)
Giulietta (Silvia Baudin)
Mercuzio (Alessandro Rigoletti)
Nutrice (Beppe Chierichetti)
Romeo (Ruben Manenti)
Rosalina (Antonietta Fusco)
Scheletro di Romeo (Cristian Cestaro)
Scheletro di Giulietta (Rosa da Lima Iannone)
Tebaldo (Mauro Danesi)
Due Capuleti (Francesco Carrà, Emilio Martinelli),
Tre Montecchi (Alessandro Caproni, Cristian Cestaro, Samuele Farina).
Tecnico luci: Pietro Bailo
Drammaturgia e regia del Teatro Tascabile di Bergamo.
Coordinamento artistico: Tiziana Barbiero
6)Attori, spettacoli e festival
Gli attori del Teatro Tascabile di oggi sono: Beppe Chierichetti, Luigia Calcaterra, Tiziana Barbiero, Alberto Gorla, Caterina Scotti, Alessandro Rigoletti, Silvia Baudin, Ruben Manenti. Collaborano stabilmente con il Teatro tascabile di Bergamo, Cristian Cestaro, Rosa da Lima Iannone, Antonietta Fusco.
L’elenco degli spettacoli del Teatro Tascabile parte dal “nuovo” Tascabile, quindi dal ’72. Gli spettacoli segnati con un asterisco sono quelli ancora in repertorio.
1973 – L’amor comenza – Regia di Renzo Vescovi. Scene di Bruno Collavo (che collaborerà alle scene e ai costumi di tutti gli spettacoli successivi del Tascabile). Musiche di Michele Guadalupi. Con la collaborazione di Andreina Moretti e Gianluigi Pirovano. Con: Luigia Calcaterra, Giuseppe Chierichetti, Paolo Clementi, Enrico Masseroli, Serena Mosconi, Ludovico Antonio Muratori, Franco Pasi, Corinna Poggi, Vanna Salati, Susanna Vicenzetto.
1975 – Intermezzo – Regia di Renzo Vescovi. Scene di Bruno Collavo. Collaborazione di Tino Bettoni, Andreina Moretti, Serena Mosconi. Con: Luigia Calcaterra, Giuseppe Chierichetti, Paolo Clementi, Enrico Masseroli, Franco Pasi, Vanna Salati, Susanna Vicenzetto.
1976 – Franco aprendita paliacio – Regia di Renzo Vescovi. Con: Giuseppe Chierichetti, Paolo Clementi, Eugenio Manzoni (sostituito nel 1978 da Tiziana Barbiero), Enrico Masseroli, Franco Pasi, Vanna Salati, Susanna Vicenzetto. Collaborazione di Andreina Moretti.
1977 –Albatri* – Regia di Renzo Vescovi. Con: Luigia Calcaterra (sostituita, per un breve periodo, da Priscilla Duarte), Giuseppe Chierichetti, Enrico Masseroli (Mario Barzaghi, Francesco Suardi, Alessandro Rigoletti), Ludovico Antonio Muratori (Alberto Gorla, Ricardo Gomes per un breve periodo), Franco Pasi (Silvano Algeri, Paolo Fattore, Cinzia Laganà, Elena Bergonzi, Gilberto Perotti, Simona Zanini), Vanna Salati (Tiziana Barbiero), Susanna Vicenzetto (Maria Teresa Buttarelli, Caterina Scotti). Collaborazione di Andreina Moretti.
1978 – Paolo il clown – Regia di Renzo Vescovi. Con Paolo Clementi.
1979 – Suite indienne (il titolo Suite indenne, poi Tavole d’Atlante, indica uno spettacolo che riunisce materiali –di volta in volta diversi – dei vari stili di danza orientale appresi dal Tascabile: Orissi, Bharata Natyam, Kathakali, per un certo periodo anche danze balinesi. Maria Teresa Buttarelli, Luigia Calcaterra, Giuseppe Chierichetti, Alberto Gorla, Enrico Masseroli, Serena Mosconi, Antonio Ludovico Muratori, Franco Pasi, Caterina Scotti, Susanna Vicenzetto.
1979 – Sonja- epicedio dedicato a Fëdor Dostoevskij– Regia di Renzo Vescovi. Collaborazione di Serena Mosconi e Andreina Moretti. Con: Tiziana Barbiero, Luigia Calcaterra, Giuseppe Chierichetti, Enrico Masseroli, Ludovico Antonio Muratori, Franco Pasi, Susanna Vicenzetto (la parte della Vicenzetto è stato sostenuto in seguito da Caterina Scotti).
1981 – Alla luna. Piccola parata notturna* – Regia di Renzo Vescovi. Lo spettacolo nasce nel 1981 come Piccola parata notturna, nel 1984 il titolo viene modificato in Alla luna. Con: Silvano Algeri, Tiziana Barbiero, Mario Barzaghi, Maria Teresa Buttarelli, Luigia Calcaterra, Federica Casati, Giuseppe Chierichetti, Paolo Fattore, Giorgio Galimberti, Alberto Gorla, Mario Infascelli, Serena Mosconi, Franco Pasi, Caterina Scotti, Francesco Suardi, Susanna Vicenzetto.
1981 – Konarak, il tempio del sole e dell’amore – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Orissi. Con: Tiziana Barbiero, Luigia Calcaterra.
1982 – Si fa per ridere – Regia di Renzo Vescovi. Con: Mario Barzaghi e Alberto Gorla.
1983 – Storie di Mariposa – Regia di Renzo Vescovi. Con: Silvano Algeri (poi Paolo Fattore), Mario Barzaghi, Teresa Buttarelli (poi Federica Casati e Luigia Calcaterra), Giuseppe Chierichetti, Alberto Gorla, Caterina Scotti.
1985 – Fuochi d’artificio* – Regia di Renzo Vescovi. Spettacolo-dimostrazione sulle tecniche di lavoro del Tascabile. Si modifica secondo l’evolversi del lavoro del gruppo. Vi hanno preso parte tutti gli attori che hanno lavorato o che continuano a lavorare al TTB.
1985 – Sonata op. 16 – Regia di Renzo Vescovi. Con: Silvano Algeri, Tiziana Barbiero, Mario Barzaghi, Teresa Buttarelli, Luigia Calcaterra, Giuseppe Chierichetti, Paolo Fattore, Rosalba Genovese, Alberto Gorla, Mario Infascelli, Serena Mosconi, Franco Pasi, Caterina Scotti, Franco Tommasi, Susanna Vicenzetto.
1985 – Invito alla danza – Spettacolo-dimostrazione sulla danza occidentale e orientale per le scuole. Condotto da Renzo Vescovi o Michele Baraldi.
1985 – Parata d’apertura – Presentata dal Teatro Tascabile per l’apertura di uno dei primi festival organizzati a Bergamo dal Tascabile, “Sonavan… le vie d’intorno”.
1986 – Sogni vagabondi* (il titolo originale era Fiori) – Si tratta della parte centrale dello spettacolo Albatri, che viene tuttora presentata autonomamente. Vi hanno preso e vi prendono parte gli attori di Albatri.
1986 – L’aria infinita – Regia di Renzo Vescovi. Con: Ramon Kelvink, Tiziana Barbiero, Mario Barzaghi, Luigia Calcaterra, Giuseppe Chierichetti, Paolo Fattore, Alberto Gorla, Caterina Scotti. Con la partecipazione del gruppo Dadadang, Michele Guadalupi e la famiglia Carminati.
1987 – Storie d’amore e di demoni – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Kathakali. Con: Mario Barzaghi, Giuseppe Chierichetti, Paolo Fattore, Alberto Gorla.
1988 – La strega e la fanciulla – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Kathakali. Con: Mario Barzaghi, Giuseppe Chierichetti, Paolo Fattore, Alberto Gorla.
1988 – Frecce di miele* – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Orissi. Con: Tiziana Barbiero, Luigia Calcaterra.
1988 – Embriogenesi di “Una rana in fondo al pozzo” – Prima versione dello spettacolo su Gandhi (poi Esperimenti con la verità). Regia di Renzo Vescovi. Con: Tiziana Barbiero, Mario Barzaghi, Luigia Calcaterra, Giuseppe Chierichetti, Paolo Fattore (poi Priscilla Duarte e Francesco Suardi), Alberto Gorla (sostituito per breve periodo da Ricardo Gomes), Caterina Scotti.
1990 – Tamburi nella notte – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Kathakali. Con: Mario Barzaghi, Giuseppe Chierichetti, Paolo Fattore, Alberto Gorla.
1990 – Devadasi – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Bharata Natyam. Con: Susanna Vicenzetto, Antonio Ludovico Muratori, Caterina Scotti.
1992 – Canti d’amore* – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Bharata Natyam. Con: Susanna Vicenzetto, Caterina Scotti.
1992 – Storie dal Mahabharata* – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Kathakali. Con Mario Barzaghi, Giuseppe Chierichetti, Alberto Gorla, Francesco Suardi.
1992 – Esperimenti con la verità – Regia di Renzo Vescovi. Con: Tiziana Barbiero, Mario Barzaghi, Luigia Calcaterra, Giuseppe Chierichetti, Paolo Fattore (sostituito prima da Priscilla Duarte e successivamente da Francesco Suardi), Alberto Gorla, Caterina Scotti.
1993 – Materiali per le “Storie del giardino dei peri” – Regia di Renzo Vescovi. Prima versione dello spettacolo Storie del giardino dei peri. Con: Tiziana Barbiero, Mario Barzaghi, Luigia Calcaterra, Giuseppe Chierichetti, Paolo Fattore, Priscilla Duarte. (in seguito la sua parte è stata sostenuta rispettivamente da Francesco Suardi, Gilberto Perotti, Alessandro Rigoletti), Alberto Gorla, Ricardo Gomes (poi Cinzia Laganà e Simona Zanini), Susanna Vicenzetto (poi Elena Bergonzi).
1994 – Nel nome di Kama – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Orissi. Con: Tiziana Barbiero, Luigia Calcaterra.
1994 – Valse* – Spettacolo di strada. Regia di Renzo Vescovi. Nel corso degli anni hanno partecipato a questo spettacolo: Cristiana Alfonsetti, Tiziana Barbiero, Mario Barzaghi, Alessandro Brasile, Silvia Baudin,Elena Bergonzi, Roberto Boggi, Benedetta Brunotti, Luigia Calcaterra, Francesco Carrà, Giuseppe Chierichetti, Fiorella Corona,Carolina Della Calle, Giorgio Galimberti, Alberto Gorla, Rossella Gualeni, Maurizio Iania, Pilar Latini, Priscilla Duarte, Paolo Fattore, Ricardo Gomes, Cinzia Laganà, Anna Maestroni, Ruben Manenti, Sara Pagliano, Franco Pasi, Gilberto Perotti, Alessandro Rigoletti, Caterina Scotti, Susanna Vicenzetto, Simona Zanini.
1995 – La danza degli dèi – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Kathakali. Con: Giuseppe Chierichetti, Alberto Gorla, Francesco Suardi.
1995 – Storie del giardino dei peri* (vedi Materiali per le “Storie del giardino dei peri”).
1996 – Il velo di Maya* – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Kathakali. Con: Giuseppe Chierichetti, Alberto Gorla, Francesco Suardi.
1996 – Amor sacro, amor profano* – Regia di Renzo Vescovi. Con: Caterina Scotti, Simona Zanini.
1996 – La saga di Peer Gynt – Regia di Renzo Vescovi ed Else Marie Laukvik. Aiuto regia di Simone Capula. Con: Tiziana Barbiero, Bo Clausen, Else Marie Laukvik. Assistente alla regia Simone Capula.
1997 – L’oceano di latte – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Kathakali. Con: Giuseppe Chierichetti, Alberto Gorla, Alessandro Rigoletti.
1997 – La pagoda nera* – Spettacolo di teatro-danza classico indiano stile Orissi. Con: Tiziana Barbiero, Luigia Calcaterra, Silvia Baudin (dal 2001).
1997 – Un barbaro in Asia – Dimostrazione-spettacolo sul teatro classico cinese di Giuseppe Chierichetti.
1997 – Il principe dei gigli* – Regia di Renzo Vescovi. Aiuto alla regia: Simone Capula. Con Caterina Scotti.
2002 – E d’ammuri t’arricuordi* – Regia di Renzo Vescovi. Spettacolo teatrale e musicale ispirato alla tradizione popolare. Con: Tiziana Barbiero, Luigia Calcaterra, Giuseppe Chierichetti, Alessandro Rigoletti, Caterina Scotti (sostituita per un breve periodo Silvia Baudin), Simona Zanini.
2003 – La rosa dei venti* – Regia di Renzo Vescovi. Da un idea di Mimma Gallina e Daniela Villoresi per il festival Castel dei Mondi, Andria-Castel del Monte
2004 – Corteo manzoniano*, Lecco, 9 e 10 ottobre 2004 (replicato il primo ottobre 2005). Regia, sceneggiatura e direzione generale di Renzo Vescovi, (coadiuvato da altri quattro registi, Simone Capula, Gigi Castelli, Giuseppe Goisis, Ricardo Gomes), coordinamento artistico degli attori del Teatro Tascabile, con 209 tra attori e comparse.
2005 – Con suoni e canti*– Regia collettiva del TTB. Versione itinerante di E d’ammuri t’arricuordi. Con: Tiziana Barbiero, Luigia Calcaterra, Giuseppe Chierichetti, Alessandro Rigoletti, Caterina Scotti, Silvia Baudin, Simona Zanini.
2006 – Un Arlecchino in Oriente*– Regia collettiva del TTB. Un progetto speciale del Teatro tascabile in collaborazione con il Teatro Due Mondi
2008 – La madre dei gatti* – Regia collettiva del TTB. Con Tiziana Barbiero, Luigia Calcaterra, Rigoleti Alessandro.
2009 – Amor mai non s’addorme* – Regia collettiva del TTB. Spettacolo all’aperto a partire dalla storia di Giulietta e Romeo.
Oltre agli spettacoli, il Teatro Tascabile ha spesso organizzato festival, rassegne, o anche eventi particolari. A Bergamo, ad esempio, ha organizzato dal 1975 al 1978 “Invito alla festa” (rassegna di teatro e musica nei diversi quartieri della città); nel 1976 un “Incontro dei gruppi di base della Lombardia” (in collaborazione con ARCI-UISP Bergamo); nel 1977, il grande “Atelier internazionale del teatro di Gruppo”, diretto da Eugenio Barba e promosso dall’UNESCO, in collaborazione con L’Azienda Autonoma di Turismo di Bergamo, con 42 gruppi partecipanti provenienti da trenta paesi. Dal 1978 al 1980, ha organizzato “Musica a teatro”; nel 1979 “Alle radici del teatro”, una rassegna internazionale di film sull’attore e il linguaggio del corpo (in collaborazione con l’Istituto del teatro e dello spettacolo dell’Universita’ di Roma La Sapienza e con il DAMS di Bologna); nel 1981 “Il sapore della danza – Rito e poesia del teatro-danza orientale”; nel 1982 “La città in scena – Fiori del teatro di gruppo”, nel 1983 “Un teatro per la città”, nel 1984 “Tre sonate al chiaro di luna”, nel 1985 “Alle frontiere del teatro”. Dal 1985 al 2000, ha dato vita al festival “Sonavan… le vie d’intorno”; e nel 1991 e 1992 “Masques et bergamasques – Il gioco delle maschere: Oriente e Occidente”. Dal 1998 al 2009 ha curato “Il teatro vivo – introduzione al teatro del Novecento”. Nel 2002 e 2003 ha gestito la presenza dell’Odin teatret a Bergamo. Nel 2005 e dal 2007 al 2009: Il Centro e la circonferenza – Festival Internazionale di teatro musica e danza – 4 edizioni
Fuori da Bergamo, il TTB ha organizzato: nel 1975 “Una proposta teatrale per la Val di Scalve” (Vilminore – Val di Scalve) (in collaborazione con CRT – partecipano l’Odin teatret – TTB e CRT); nel 1981, a Lecco, “Le riserve del teatro – rassegna di Teatri di Gruppo “, nel 1984 e 1985, per la provincia di Brescia, “Dolce e chiara è la notte – Spettacoli e improvvisazioni teatrali in spazi aperti”; dal 1987 al 1989 , a Brescia , “Sonavan…le vie d’intorno – festival internazionale di teatro musica e danza”; dal 1991 al 1995, per la provincia di Como, “Dolce e chiara è la notte – Rassegna di teatro musica e danza”; nel 1995, a Riccione , “Il mantello di Arlecchino – rassegna di teatro in spazi aperti”; nel 1997, a Milano, “The discovery of India”, dal 1996 al 1988, a Como, “Nei pleniluni sereni –rassegna di teatro in spazi aperti”; nel 1999, a Lecco, “Per le strade del mondo”; nel 2001, nella provincia di Lecco, “Quel ramo del lago…”; nel 2003, a Nyon (Svizzera) “Ville en fête”; nel 2004 e 2005, a Lecco, come si è detto, il “Corteo manzoniano”















































